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Il Codice Da Vinci
Da mesi sul podio più alto della top ten mondiale, osannato da molti e odiato da altri.
Che cos’è però, DAVVERO, il Codice Da Vinci?
Scritto da Dan Brown, ex insegnante di Inglese e storico d’arte, è definito un thriller. La cosa più clamorosa di tutto, non è tanto il successo che ha avuto, dato che quella è una semplice conseguenza del passaparola attuato da molti lettori.
Sono i temi trattati nel libro e dati come veri che hanno suscitato più scalpore. Ma vediamo di andare con ordine.
Trama
Louvre, Parigi: Jaques Sauniére, l’anziano curatore del più famoso museo d’arte del mondo viene trovato morto a pochi metri dalla sala che ospitava il quadro più famoso di Leonardo da Vinci ed egli stesso, prima di morire, ha disposto il proprio corpo nudo come L’Uomo Vitruviano, un celebre disegno del maestro italiano, costellando la scena del crimine con indizi che Robert Langdon, americano, specialista di simboli e la nipote esperta di criptici di Saunière, Sophie Nuveu, seguiranno tra mille peripezie, mentre, nella stessa fatidica notte, i membri dell’Opus Dei, una setta religiosa attuano l’ultimo dei loro piani.
Il viaggio che i due studiosi braccati dalla polizia francese dovranno compiere li porterà fino in Inghilterra, tutto per salvare uno dei più grandi segreti dell’umanità che, se non risolto, sparirà drammaticamente dalla faccia della terra dopo la scomparsa del curatore.
I Quadri di Leonardo e indovinelli audaci li porterà sulle tracce del Sacro Graal.
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Riassunto dettagliato.
I temi trattati.
Oltre ad essere molto interessanti, non dico che siano provati, ma il pezzo riguardante la "lettura" de'"
L'Ultima Cena" di Leonardo è quanto meno affascinante.

Non sono una studiosa, ma certe cose davvero ti fanno pensare. Insomma... è affascinante la tesi proposta dal libro. Ecco qui alcune elaborazioni del dipinto.
Innanzitutto Gesù e quella che è, inequivocabilmente, una donna.

Non credo di essermi fatta impressionare dal libro, ma ci vuole davvero tutta per dire che quello è un uomo: e se lo è, è davvero molto anomalo. Perchè allora è l'unico a non avere la barba? A quei tempi, che io sappia, non ci si radeva. Era un simbolo di virilità.

Sono dovuta andarmelo a vedere sulla guida di Simon Cox sul Codice Da Vinci per potermene accorgere. Prima non l'avevo visto, ma quella è davvero una mano con un coltello! Io non la vedo così drammatica, o una cosa davvero così misteriosa. Dopotutto questo quadro rappresenta il momento in cui Gesù rivela che qualcuno di loro lo tradirà, e la mano con il coltello potrebbe indicare il tradimento, l'ineluttabilità del fato, o qualcosa di simile.

Il mio giudizio personale.
Sui contenuti non credo di potermi sbilanciare. Non prendo tutto per oro colato, ma nemmeno lo sottovaluto. Sono congetture ardite e abbastanza convincenti che però dovrei verificare da sola per poter approvare completamente.
VIETATO A CHI NON HA LETTO IL LIBRO
Sulla trama: Adesso, ragazzi, okay che il mondo è bello perché è vario, perché è imprevedibile ecc.ecc., ma cerchiamo di essere realistici: mi sembrava di leggere il primo Harry Potter.
Il paragone può sembrare strano, magari inadatto, ma è la stessa, identica, spiccicata tecnica che la cara vecchia Row ha usato per incolpare Raptor alla fine del libro. Tutto l’anno Harry, Ron ed Hermione passano a inventarsi vari modi in cui poter annientare Piton, perché era antipatico, perché non si lavava, ma soprattutto perché aveva la tipica faccia da bastardo.
Per TUTTO il santissimo tempo, ogni singola parola incolpava Piton. Anche l’evidenza, lasciando perdere le supposizioni. Gli mancava solo il cartello attaccato al collo con su scritto “Sono io il Servo di Voldemort” e poi era a posto.
Ma invece, la Row volle che tutti gli indizi fossero sbagliati, che tutta la trama venisse sballata per ottenere il fantastico colpo di scena, che di primo impatto è simpatico, bello, emozionante, ma che dopo due secondi di appagamento mentale se ne va e lascia l’inca**atura.
Quindi… TEABING NON POTEVA ESSERE IL MAESTRO.
E non lo dico solo perché era l’unico dei tre con un minimo di senso dell’umorismo, perché era intelligente e perché era inglese o perché era il mio preferito (tutte cose sacrosante, tra l’altro).
Cito testualmente le mie ragioni.
E queste non sono le supposizioni di Langdon o di Sophie. Sono le parole e i pensieri un personaggio che dovrebbe sapere tutto, e che EFFETTIVAMENTE sa tutto quello che il lettore ignora, a parte il finale.
Devo dire altro? Okay, no problem, ecco qui:
No, cioè, scusa, come dici?
Post by Cordelia on Friday, 11 Febraury 2005
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